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domenica 22 marzo 2015

ORGOGLIO D’ACCIAIO


Noi abbiamo sempre sostenuto che la nostra fabbrica doveva continuare a produrre acciaio mantenendo l'area a caldo, veramente ci ricordiamo che lo sosteneva che gran parte di questa città, compresa l'amministrazione.  Poi abbiamo accettato un altro tipo di produzione, il forno elettrico, perché è arrivato Rebrab e ha promesso anche una diversificazione economica ( logistica,  agro industriale,  sviluppi sul porto). Ora, per motivi evidentemente economici tutti interni, Cevital ripropone, insieme a tutto il resto, anche la riaccensione dell'altoforno. Noi avremmo voluto che su Piombino si intervenisse con finanziamenti statali ( come a Taranto) e non che si lasciasse in mano a un  bel padrone tutta la partita, perché adesso siamo nelle mani di questo volubile signore che sta rimandando giorno dopo giorno la presentazione di un piano industriale vero e dettagliato in cui si diano precise garanzie sulle modalità di riaccensione di un altoforno fermo da quasi 1 anno e garanzie di tutela dell'ambiente e di emissioni, perché non si pensi di fare un investimento approssimativo giusto per trovare una soluzione immediata a problemi di tipo economico. Quindi l'alto forno si riaccende, ma si riaccende utilizzando le  migliori tecnologie per una produzione di acciaio importante soprattutto dal punto di vista ambientale, perché  noi crediamo che alimentare un forno elettrico con la ghisa liquida, cioè calda,  prodotta direttamente in situ ci può portare ad un livello qualitativo notevole nel campo della produzione siderurgica e ci consentirà di avere un'acciaieria d'avanguardia a livello mondiale. Detto questo resta però un problemino: ad aprile finiscono i contratti di solidarietà e i lavoratori andranno in cassa integrazione; l'indotto rischia la mobilità o la NASPI,  sempre che venga concessa,  perché grazie ai cambiamenti della normativa sugli amortizzatori sociali,  per ottenerla bisogna aver lavorato almeno 30 giorni nell'ultimo anno e tanti lavoratori delle ditte non lo hanno fatto. Rossi annuncia ancora una volta che per Piombino è tutto a posto, adesso (ma fra quanto?) verrano realizzati investimenti sul porto, 400 posti di lavoro, si ma per chi? Per i lavoratori in cds o in cig o in mobilità,  per i 300 che restano fuori dall'operazione Cevital, per i lavoratori delle ditte come la Hasco Metal che dal 27 maggio sono a casa?  o saranno ditte specializzate esterne? Nell'attesa, noi non vogliamo distrarci da  ulteriori sirene, e vogliamo capire per quanto ancora si posticiperanno le scadenze per l'acquisto da parte di Rebrab. Il nostro volubile padrone bisogna che smetta di rimandare e presenti il piano industriale SUBITO, perché le persone mangiano tutti i giorni e non con i tempi che lui stabilisce. Che decida cosa fare da grande, i cittadini e i lavoratori non possono più aspettare. Quando, dagli annunci avremo finalmente un fatto concreto? E per fatto concreto noi intendiamo la riassunzione dei primi lavoratori dalla cds o  cig o altro, solo questo, per ora il resto fa volume.

Foto tratta da post :
Licenciement massif de travailleurs à Cevital

venerdì 27 giugno 2014

Comunicato fabbrica :ORA BASTA ! L' INTERVENTO PUBBLICO UNICA SOLUZIONE.


Il PD più volte ha affermato che la vicenda Piombino è risolta grazie a un semplice Accordo di Programma. Bene, noi riteniamo che questo non sia vero in quanto i lavoratori stanno ancora aspettando risposte ben precise sul loro futuro. L'Accordo di programma, che ancora non sappiamo quando e come verrà attuato, non può bastare per tranquillizzare la cittadinanza; ad oggi sappiamo che il termine per la presentazione delle offerte vincolanti è slittato ancora e che una società privata indiana è interessata solo ai treni di laminazione e al reparto marittimo. Stiamo parlando al massimo di 800 900 lavoratori. E tutti gli altri che fine faranno? Durante la campagna elettorale il Presidente Rossi e l'ex sindaco Anselmi più volte hanno parlato, nel caso di acquisto parziale da parte del privato, di intervento dello Stato per sviluppare un nuovo polo siderurgico, attraverso, magari, un'eventuale società mista pubblico privato. Ci ricordiamo bene l'intervento di Rossi il 1 maggio dal palco in piazza Verdi: lo Stato dovrà assumersi le proprie responsabilità se il privato non garantirà il mantenimento dell' area a caldo. Questa ipotesi è già affondata? Che dice a questo proposito il nuovo Sindaco. E il sottosegretario all'ambiente che, nel frattempo, ha già fatto un passo indietro rispetto alla Concordia? Noi vogliamo ribadire che l'intervento pubblico è l'unica soluzione possibile, che se si dovesse pensare ad una società mista pubblico privato perché accollarsi la parte peggiore, la Bad Company, e lasciare la Best Company al privato? Il partito che ci governa intende perseguire questa strada? Che cosa si intende fare perché i lavoratori restino legati ai contratti di solidarietà? Quali strumenti l'amministrazione pensa di poter utilizzare per sostenere i lavoratori che in questi anni di transizione dovranno continuare a vivere? E non pensiamo solo ai lavoratori delle fabbriche (tutte le fabbriche), ma anche ai commercianti, agli artigiani, a tutti coloro che vivono dei consumi dei cittadini. Per questo continuiamo a dire che ci vuole una seria politica industriale, si deve pensare a produrre acciaio di qualità in modo ecocompatibile, e se dobbiamo produrlo attraverso una società pubblico privata, sia chiaro che il denaro pubblico non dovrà essere a fondo perduto, ma dovrà costituire un investimento per il futuro.



Partito della Rifondazione Comunista

Circolo “V. Corallini” Piombino

domenica 4 maggio 2014

SIAMO TUTTI FATTI D’ACCIAIO E VOGLIAMO CONTINUARE AD ESSERLO




Prima di dire che cosa pensiamo dell’accordo di programma sulla Lucchini ci siamo presi il tempo necessario per leggere e capire. Sappiamo bene che gli operai di Piombino sono giustamente orgogliosi del lavoro che svolgono, e che non vogliono sopravvivere con gli ammortizzatori sociali, ma produrre acciaio, come hanno sempre fatto.
 Il documento contiene luci ed ombre e rappresenta un embrione di soluzione solo nel caso in cui a fine maggio si presenti un compratore privato che integri (sostanziosamente) gli stanziamenti effettuati dallo stato e dalla regione Toscana.
Tutto ciò che li è previsto, costruzione del forno elettrico e bonifiche, passa dall’impulso che deve venire dal compratore.
In poche parole, lo Stato contribuirà a smantellare, risanare, costruire i nuovi impianti per poi cederli al compratore senza chiedere nulla in cambio, neanche che sia garantita la piena occupazione, semplicemente si offrono benefici fiscali in caso di assunzione del personale messo in mobilità.
Nel caso in cui ciò si realizzi noi chiediamo almeno che lo Stato nomini un suo rappresentante nel consiglio di amministrazione dell’azienda, in modo da controllare che ciò che è accaduto negli anni scorsi non si verifichi mai più: cioè non vogliamo che chi compra possa sfruttare e spremere come un limone la fabbrica ed i suoi lavoratori senza alcun investimento che ne tuteli le produzioni future.
Ciò che ci preoccupa davvero però è sapere che cosa succede a maggio se non ci sarà alcun compratore che voglia mantenere il ciclo integrale.
Il Sindaco dice che, in questa ipotesi, “lo Stato dovrà dare risposte su obiettivi che ha sottoscritto con gli strumenti a sua disposizione..." (ma non lo dice il ministro e sull’accordo non c’è scritto). Bene, le risposte noi le abbiamo e sono, come diciamo da tempo, che sia lo Stato stesso a investire nella siderurgia, settore strategico per ogni nazione industrializzata. Infatti non c’è una contrazione nei consumi di acciaio, i nostri competitor europei sono in Germania ed in Austria, quindi in paesi in cui gli operai guadagnano più che da noi. 

Per questo COMPAGNI  LA  LOTTA E’ APPENA COMINCIATA!

Se sono stati trovati 250 milioni (che in buona parte erano già stati stanziati), allora per lo stesso motivo si possono  trovare tutti i fondi necessari per far ripartire gli impianti, occorre “solo” la volontà di predisporre un’adeguata politica industriale, e gli strumenti per realizzarla. In fondo il Monte dei Paschi non è stato salvato dallo Stato?
Infatti, se c’è un piano industriale serio e la fabbrica ricomincia a fare utili, perché non dobbiamo chiedere che lo Stato intervenga sostenendo, almeno in un primo momento, i costi della ristrutturazione, salvando i posti di lavoro della Lucchini e dell’indotto, a partire da quelli della SOL. La vera ripartenza della nostra economia si ha solo con la ripresa della produzione, capace di innescare un circolo virtuoso, produco-guadagno-spendo.
In ultimo riteniamo che si debba predisporre un tavolo permanente di trattativa con cui seguire la crisi di tutto il nostro comprensorio, ivi compresa la Magona, delle cui problematiche non si sta parlando.
La nazionalizzazione, quindi, è l’unica ipotesi in grado di salvare la fabbrica per davvero e con essa l’intero comprensorio.
Quindi chiediamo a tutta la Val di Cornia, ai cittadini di Piombino, ed alle loro famiglie di sostenere con noi la lotta dei lavoratori per la salvare la fabbrica ed il suo ciclo integrale, chiedendo al Ministero di pensare una politica industriale per l’intero paese che sia tesa a salvare le produzioni, almeno quelle strategiche, ed al Governo di investire i soldi necessari per salvare la fabbrica.

domenica 20 aprile 2014

ACCIAIERIE PIOMBINO : le ragioni di Paolo Francini in sciopero della fame contro la chiusura dell' altoforno Lucchini.




Subito dopo Pasqua l'altoforno verrà spento: questa storia lunga più di 100 anni si fermerà qui. Con essa si fermerà il futuro di migliaia di famiglie di questo territorio. Gli ammortizzatori sociali concessi serviranno solo a non far precipitare i lavoratori nella disperazione più nera. Ma non costituiranno certo il futuro a cui aggrapparsi, che è fatto solo di incognite e interrogativi.
L'unica cosa certa è che da oggi cambia la storia di Piombino e di un intero pezzo della Toscana.
Eppure, a detta dello stesso governo le Acciaierie di Piombino sono “Strategiche” per gli interessi del nostro Paese. Belle parole, ma intanto il Governo stesso decide di non intervenire per prolungare la vita dell'altoforno. In questo modo si condannano i lavoratori ad un salto nel vuoto senza nessuna sicurezza. La storia non può, non deve finire così. Occorre costringere il governo a farsi davvero carico della vicenda Lucchini, se necessario anche con la riacquisizione pubblica dello stabilimento. Lo Stato, cioè, deve tornare a fare lo Stato, creando occupazione e garantendo l'esistenza dei settori fondamentali come quello della siderurgia. Per questo, il giorno della fermata dell' AFO non potrà essere vissuto come un giorno qualsiasi, tutto il territorio dovrà essere mobilitato con iniziative clamorose. Lo stesso dovrà avvenire nei 20/30 giorni successivi, in cui l' AFO “caricato in bianco” potrà comunque essere messo in condizioni di ripartire.
Alcune settimane di iniziative intense e clamorose da parte dei sindacati, Lavoratori ,cittadini, per dire che la mano pubblica deve assicurare la vita dell' AFO e la sua prosecuzione fel futuro. Non dobbiamo, non possiamo arrenderci. Ho 54 anni, dal 1980 lavoro in quello stabilimento, adesso non me la sento di trascorrere il periodo di Pasqua a casa, tra “colombe” e “scampagnate”, come se nulla stesse accadendo. Ho deciso quindi di trascorrere questi giorni davanti alla portineria della Lucchini, dalle 8 del giorno di Pasqua fino alle 8 di martedi 22 aprile, in modo ininterrotto, facendo lo sciopero della fame. Questo come forma di protesta contro il Governo, ma anche per dire a me stesso, ai mie colleghi di lavoro e ai sindacati che non è giunto il momento di alzare bandiera bianca, ma quella della mobilitazione e della lotta. La nostra volontà deve essere più forte della decisione politica di uccidere le nostre speranze”

PAOLO FRANCINI
Castagneto Carducci 19 /aprile 2014


martedì 15 aprile 2014

Situazione Lucchini Piombino: Comunicato stampa di Fabrizio Callaioli candidato a Sindaco di Rifondazione Comunista, post assemblea pubblica FIOM-FIM-UILM del 14 aprile 2014



Ieri, Renzi, dopo aver consultato Berlusconi, ha nominato Moretti, quello delle Ferrovie dello Stato (che addirittura doveva diventare ministro), la Marcegaglia, già presidente di Confindustria, nonché la costruttrice Todini, berlusconiana di ferro, ai vertici delle aziende di Stato. Contemporaneamente,in piazza Gramsci, i sindacati recitavano il de profundis della fabbrica. Ormai niente più lotte (come se fossero mai iniziate),si ragiona solo di ammortizzatori sociali. Il governo (e quindi il PD) non vuole lotte, sennò poi magari le multinazionali che lo appoggiano si potrebbero arrabbiare. Quindi non si apre un dibattito, terminato l’epitaffio della siderurgia si spengono i microfoni: non un’analisi sul fatto che, proprio dalla Marcegaglia in giù, sono in tanti a tifare per la chiusura di Piombino, perché se si chiude l’altoforno, qualcun altro si prenderà la produzione di 4 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio all’anno; la ricchezza dei Piombinesi si sposterà nelle tasche di altri. Nardi, che ormai da tempo non ha la nostra fiducia, non è l’unico responsabile, egli non è un semplice curatore fallimentare incaricato dal tribunale, è un commissario nominato dal governo, ed è chiaro che le sue scelte sono concordate con il governo, a partire dal vice ministro De Vincenti. Questa crisi ha un nome (privatizzazione) e un cognome (libero mercato); si fa passare l’idea che l’Italia possa fare a meno di una programmazione e di un tessuto industriale, di cui l’acciaio è la prima fibra costituente. L’unica soluzione è ribellarsi alle attuali politiche imposte dall’unione europea e ritornare all’intervento dello Stato nell’economia e per questo bisogna andare a votare per chi, come Tsipras, in Europa vuol contrastare gli interessi delle multinazionali. Se, a differenza di noi, il governo non vuole la nazionalizzazione della fabbrica, che almeno trovi un compratore vero e serio, ma non ha mai avuto l’intenzione di fare né l’una né l’altra cosa perche Federacciai vuole Piombino chiusa in barba all’interesse nazionale.

Il candidato Sindaco
Partito Rifondazione Comunista
Fabrizio Callaioli

Foto di Repertorio tratta da rete internet pubblicata da amministratore blog senza scopo di lucro

mercoledì 9 aprile 2014

La novella dello stento della Lucchini : Rifondazione Comunista risponde a Nardi



                                                       Piombino, 9.4.2014


    La novella dello stento della Lucchini :
Rifondazione Comunista risponde a Nardi.

Apprendiamo che il Commissario Nardi ha denunciato SMC per turbativa d’asta e altro, su espressa richiesta del comitato di sorveglianza. La legge farà il suo corso.
Si ribadisce che Rifondazione crede che la soluzione ideale sarebbe l’intervento dello Stato con relativa nazionalizzazione.
Però è anche vero che la vendita ad una sola società, che garantisca la piena occupazione, è soluzione assolutamente migliore dello spezzettamento della fabbrica. Quindi non può essere ignorata l’inquietudine che in città sta generando la vicenda. E’ innegabile, Nardi non gode più della fiducia dei Piombinesi perché ha dato la sensazione di essere pregiudizialmente contrario a SMC. Le notizie si avvicendano giornalmente creando sempre più incertezze.
Per questo riteniamo che sia necessario che il Commissario governativo operi con più trasparenza e metta a disposizione dei sindacati e delle forze politiche della città tutta la documentazione relativa alle offerte. Siamo perfettamente consapevoli che non esista una prerogativa giuridica che avvalori questa richiesta, ma siccome riteniamo che qui sia in gioco non solo il futuro della fabbrica ma dell’intera città, o più precisamente dell’intero comprensorio, crediamo che la questione sia politica, di un’importanza che va al di là dello stretto diritto fallimentare. Per questo è necessario che tutta la vicenda sia connotata dalla maggior trasparenza possibile e chiediamo che si apra immediatamente un tavolo di consultazione permanente tra il Commissario e i sindacati e le forze politiche.

Il candidato Sindaco
Partito Rifondazione Comunista
Fabrizio Callaioli



giovedì 27 marzo 2014

Le Acciaierie verso la cig, Piombino nel dramma



di Riccardo Chiari – il manifesto Pubblicato il 27 mar 2014

Il volan­tino distri­buito alle entrate delle Accia­ie­rie non lascia spa­zio a equi­voci: si va verso la cassa inte­gra­zione. Che non sarà breve per gli oltre due­mila addetti diretti della ex Luc­chini, e sarà tutta da con­qui­stare per i lavo­ra­tori dell’indotto. Cala la tela sul secondo polo side­rur­gico ita­liano, abban­do­nato da governi che cam­biano perio­di­ca­mente lea­der ma con­ti­nuano per­vi­ca­ce­mente a non avere uno strac­cio di poli­tica indu­striale. Lasciando che il “mer­cato” fac­cia il suo corso, con le rotaie fer­ro­via­rie che saranno pro­dotte in Ger­ma­nia, e le lami­na­zioni spar­tite fra i soci di Fede­rac­ciai, gruppo Mar­ce­ga­glia in testa.
Non sfugge a nes­suno che si entra in una fase deli­cata — avverte Enrico Rossi — in cui potreb­bero mani­fe­starsi anche seri pro­blemi di tenuta sociale. Governo, isti­tu­zioni e forze sociali sono chia­mati a fare la loro parte, fir­mando il più velo­ce­mente pos­si­bile il pre­vi­sto accordo di pro­gramma per la ricon­ver­sione eco­lo­gica del polo side­rur­gico”. L’unica via d’uscita, secondo il pre­si­dente toscano, per offrire alle Accia­ie­rie un futuro pro­dut­tivo. Sep­pur in tempi non brevi, visto che nella migliore delle ipo­tesi — cioè con robu­sti inve­sti­menti per un inno­va­tivo impianto Corex al posto dell’altoforno – ci vor­ranno almeno tre anni di lavori. In metà tempo, certo, sarà pos­si­bile costruire un forno elet­trico. Ma per farlo andare avanti baste­ranno al mas­simo 500 ope­rai. Meno del 25% degli attuali addetti delle Acciaierie.
Intanto a Piom­bino e in Val di Cor­nia si cerca di met­tere a fuoco il nuovo sce­na­rio, dopo le noti­zie pio­vute, negli ultimi giorni, come una gran­di­nata. Per le Accia­ie­rie restano in corsa, come ha spie­gato il vice­mi­ni­stro Clau­dio De Vin­centi ai sin­da­cati, gli ucraini di Steel­mont e i due fra­telli indiani Naveen e Saj­jan Jin­dal, a capo di due distinte società ere­di­tate dal padre, fon­da­tore della Jin­dal Steel and Power. Sia Steel­mont che Naveen Jin­dal guar­dano ai soli lami­na­toi. Men­tre la Jsw (Jin­dal south west) di Saj­jan Jin­dal, che è il mag­gior pro­dut­tore indiano di acciaio (4 mld di fat­tu­rato), potrebbe inve­stire anche sul forno elet­trico e sul Corex, già uti­liz­zato in due suoi stabilimenti.

Al di là delle ipo­tesi, il com­mis­sa­rio straor­di­na­rio Piero Nardi ha annun­ciato a Fiom, Fim e Uilm che la ‘due dili­gence’ sca­drà a fine aprile, ma le offerte vin­co­lanti potranno arri­vare a fine
mag­gio. Que­sta fine­stra tem­po­rale potrebbe rimet­tere in corsa gli arabi di Smc, unici a chie­dere un alto­forno fun­zio­nante durante i lavori di ristrut­tu­ra­zione delle Accia­ie­rie. De Vin­centi con­si­dera poco pro­ba­bile l’arrivo di un’offerta, però il gruppo che fa capo a Kha­led al Habah­beh assi­cura che dopo il 4 aprile, data fis­sata per la pro­messa rica­pi­ta­liz­za­zione da due miliardi della società, arri­ve­ranno a garan­zia 500 milioni di dol­lari alla filiale romana dell’Ubae (Unione della ban­che arabe ed euro­pee). Per certo il com­mis­sa­rio Nardi ha spie­gato che le 35mila ton­nel­late di mine­rale in arrivo per ali­men­tare l’altoforno – fino a ini­zio mag­gio – saranno le ultime. Men­tre è fis­sato per il 3 aprile il sum­mit inter­mi­ni­ste­riale (Svi­luppo eco­no­mico e Lavoro) con i sin­da­cati. Per par­lare di ammor­tiz­za­tori sociali.


immagini da internet inserite da autore blog

sabato 27 luglio 2013

RIFONDAZIONE: BILANCIO INSUFFICIENTE PER ANSELMI

RIFONDAZIONE: BILANCIO INSUFFICIENTE PER ANSELMI

Abbiamo intervistato Alessandro Favilli, segretario di federazione Piombino-Val di Cornia-Elba di Rifondazione Comunista, sul futuro politico ed economico della Val di Cornia. 
D. Passa il tempo e la crisi Lucchini si aggrava mese dopo mese. C’è una cura secondo Rifondazione o siamo destinati a veder chiudere l’area a caldo?
L’unica soluzione è un intervento deciso dello  stato in difesa della Siderurgia Nazionale .Questa operazione  può arrivare fino alla nazionalizzazione così come garantito dagli articoli 42 e 43 della Costituzione. La produzione dell’acciaio è strategica per un paese industrializzato e la perdita del secondo polo siderurgico avrebbe conseguenze imprevedibili anche per ciò che rimane dell’industria italiana.
Ciò che serve è una decisione politica che rimetta in campo una programmazione economica di medio periodo approntando strumenti pubblici di intervento, ad esempio, istituti di credito di diritto pubblico riesaminando le funzioni della Cassa Depositi e Prestiti, che è dotata di un’enorme liquidità, e ripensare ad una nuova IRI che, vorremmo ricordare è stata, il motore dello sviluppo italiano e generatrice di redistribuzione diffusa di ricchezza.
Non sembra, però, che il governo PD-PDL si muova in questa direzione, anzi il ministro “tecnico” Saccomanni invoca nuove privatizzazioni. Coloro ci hanno portato a questa situazione sono anche i medici che dovrebbero curarci è paradossale!
D. I sindacati hanno saputo gestire la crisi o hanno subito anche loro gli eventi?
I sindacati sono stati insufficienti nella gestione della crisi piombinese non hanno saputo guidare i lavoratori in una lotta che aveva ed ha per posta la vita o la morte. Ci troviamo di fronte all’approssimarsi della chiusura dell’area a caldo, che avrà come conseguenza il collasso dell’intero polo siderurgico con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro tra Lucchini, Magona ed indotto senza praticamente difendersi.
Anche le modalità degli scioperi che si sono susseguiti dimostrano debolezza di fronte alla fine delle fabbriche e di Piombino stessa: il 26 luglio 3 ore di blocco sono una barzelletta. In altri casi di gravissime crisi industriali e territoriali, dall’ILVA all’ALCOA a Terni, la difesa del posto di lavoro e la lotta conseguente è stata ben diversa. L’impressione è che le OO.SS. soffrano, nel nostro territorio di una certa subordinazione rispetto alle forze politiche di governo locali e nazionali e che a loro si affidino con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
D. Si avvicina la prossima tornata elettorale. Come si collocherà Rifondazione a Piombino?
Per quanto riguarda Piombino il Prc è disponibile ad aprire un dialogo con tutte quelle forze che si collochino nell’orizzonte della sinistra e che si mostrino disponibili a rompere con le politiche e le pratiche di governo degli ultimi 10 anni a cominciare dalle donne e dagli uomini che amministreranno il comune che dovranno effettivamente rappresentare la società piombinese.
Attualmente la giunta, ma anche il consiglio, non rappresenta il lavoro dipendente operaio e non, ma soprattutto ceti professionali e commercianti, la fotografia sta negli attuali assessori e la politiche in quelle che hanno portato alla privatizzazione di pezzi consistenti di territorio come dimostra il più recente pasticcio della ex Lega Navale e la gestione del piazzale d’alaggio, insomma in 2 anni quello spazio pubblico costruito con i soldi di tutti i contribuenti è stato espropriato ai piccoli pescatori, ai piccoli diportisti  ai semplici bagnanti e privatizzato.
D. E nel resto della Val di Cornia?
Per la val di Cornia la situazione si presenta variegata, mentre a Suvereto pensiamo di continuare l’esperienza di Uniti per Suvereto con cui abbiamo costruito l’opposizione al Sindaco Pioli non altrettanto bene è andata a San Vincenzo  e Campiglia con queste liste i rapporti sono interrotti da tempo per le caratteristiche che nel corso della legislatura hanno via via assunto, diciamo, di una certa autoreferenzialità.
E’ evidente che un partito che si chiama Rifondazione Comunista ha nel nome stesso ed in quello della tradizione e cultura politica a cui si richiama ideali d’orizzonte come l’eguaglianza e la centralità del lavoro e dei diritti di fronte alla crisi che pochissimo sono stati considerati in questi anni e su cui è stato persino impossibile confrontarci.
Abbiamo riscontrato un certo imbarazzo a prendere posizioni comuni che probabilmente deriva dalla difficoltà di parlare con un partito, sebbene siamo stati promotori sia del Forum sia del Comune dei Cittadini, siamo quindi orientati a presentare nostre liste in questi comuni approfittando della concomitanza con le elezioni europee.
D. Piombino: Bilancio di fine mandato del Sindaco Anselmi. Dategli un voto e perché.
Il voto è sicuramente un’insufficienza. Il Sindaco è persona di ottime qualità e sicuramente integerrimo, noi valutiamo la sua azione di governo che, peraltro ,abbiamo sempre contrastato. I grandi progetti sempre annunciati a cominciare dai cosiddetti “ fanghi di bagnoli” fino a quelli più inerenti le politiche per l’industria, lo smaltimento dei rifiuti urbani e industriali si sono fermati allo stadio delle enunciazioni.
La politica urbanistica, poi, dopo un inizio promettente con il piano strutturale si è arenata in operazioni di basso profilo con esiti a volte sconcertanti , RTA Berrighi a Salivoli, Piano della Costa Urbana, l’affair Pozzetti. Altro neo è di aver contribuito in maniera decisiva alla distruzione dell’unità delle politiche sovracomunali con la Val di Cornia.
D. Sanità: cosa potrebbe succedere da qui a qualche anno in Val di Cornia?
La situazione della Sanità in generale dipende innanzitutto dalle risorse pubbliche messe in campo e che da anni vengono drasticamente ridotte, quindi le indicazioni e le scelte regionali e aziendali si riducono a continue “riorganizzazioni” che spesso provocano tagli ai servizi e non consentono invece una vera e propria programmazione dei servizi socio sanitari del nostro territorio. Inoltre l’operazione del nuovo ospedale di Livorno, come abbiamo già detto anche in sede istituzionale, lega l’Asl 6 a notevoli obblighi economici di lungo periodo che potrebbero ostacolare investimenti in questa Zona socio sanitaria sia a livello ospedaliero che territoriale.
Inoltre la crisi industriale, se non risolta, porterebbe non solo ad una drastica diminuzione della popolazione ma anche ad un innalzamento dell’età media e ciò potrebbe, nei prossimi anni, ribaltare completamente il punto di vista dei bisogni socio sanitari della cittadinanza. A quel punto sarà ancora sostenibile la fantastica ipotesi di un nuovo ospedale a Riotorto ( da costruire con non si sa quali soldi…) oppure dovremo pensare a tutto un altro tipo di assistenza socio sanitaria?
D. Quale è  futuro per Piombino?
A questa domanda rispondo a titolo personale. Vorrei che Piombino riconquistasse la sua vocazione e la sua identità e ciò non può prescindere dalla tenuta delle sue fabbriche in una produzione rinnovata che contribuisca, così come è stato per un secolo, ad un modello di sviluppo nuovo per l’Italia ricostruire tutte le ferrovie e ritrovare tutte le professionalità che ci hanno reso famosi.

Giuseppe Trinchini