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martedì 7 ottobre 2014
LAVORO E ART 18: ADESIONE PRC PIOMBINO A INIZIATIVA LAVORATORI ALLA ROTONDA DELLA SOL
Il Circolo di Rifondazione Comunista di Piombino "V. Corallini" aderisce all'iniziativa intrapresa da alcuni lavoratori presso la rotonda della SOL in difesa dell'articolo 18.
I comunisti appoggiano da sempre manifestazioni, anche spontanee, di chi ha il coraggio di rivendicare i propri diritti.
Vorremmo che anche il Sindacato, in questo momento di grande difficoltà della classe operaia, tornasse concepire il proprio ruolo in maniera più conflittuale e meno concertativa.
I LAVORATORI IN PIAZZA CI VANNO E RIFONDAZIONE COMUNISTA E' CON LORO !!
sabato 4 ottobre 2014
TROPPI EQUIVOCI SUL CARBONE
| immagine tratta da internet |
Ormai da
troppo tempo si rincorrono le voci sull’eventualità della costruzione di una
centrale a carbone all’interno dell’area industriale delle acciaierie, ma
purtroppo non si sa ancora niente di preciso. Soprattutto, quale sarebbe
l’opinione dell’amministrazione di fronte ad una possibilità del genere, lo
veniamo a sapere dal Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il quale ha
dichiarato che “ha fatto bene
l’amministrazione comunale a dare la disponibilità per la realizzazione di una
centrale nello stabilimento a servizio della fabbrica”.
La
posizione più ricorrente, tra i più vicini alla maggioranza che governa questa
città, è quella di richiedere un dibattito approfondito, scevro da pregiudizi e
che analizzi in maniera laica l’opportunità di avere energia a basso costo,
posti di lavoro etc.
Abbiamo
raccolto un po’ di informazioni, e, con tutte le riserve del caso, attesa
l’obiettiva mancanza dei criteri necessari a fornire una posizione definitiva,
ci sentiamo però di fare già delle considerazioni ben precise su due
problematiche che risaltano chiaramente, una di ordine tecnico e l’altra di
tipo politico.
SUL PIANO
TECNICO emergono subito vari equivoci, per non dire falsità, fra le notizie
finora diffuse.
Stando a
queste, dovrebbero costruire una centrale da 900 megawatt alimentata a carbone
nella zona vicina all’altoforno, o in quella subito al di là della Cornia
Vecchia. Dovrebbero essere impiegate 1500 persone per la costruzione e poi
5-600 per il funzionamento.
Appaiono
esagerate le previsioni di 5-600 posti di lavoro. Si pensi che 30 anni fa, ai
tempi della discussione sul raddoppio e riconversione a carbone della centrale
Enel di Tor del Sale a 2560 MW, si prevedevano 1200-1500 impiegati per la
costruzione e poi 300 per il funzionamento. E’ difficile credere che dopo 30
anni di progressi tecnologici nel campo dell’automazione, un centrale 3 volte
più piccola impieghi più di 100/200 lavoratori. Di sicuro 5-600 appare una
cifra esagerata, buttata lì per fare demagogia.
Anche
sulla costruzione è tutto da dimostrare un vasto impiego di lavoratori
provenienti dai 4000 lasciati a casa in seguito alla chiusura delle acciaierie.
Riteniamo
che anche sulla realizzazione in sé si facciano illazioni con troppa
superficialità. L’area interessata è altamente inquinata e non crediamo che
basti una semplice bonifica per accogliere una struttura come quella in parola.
L’edificazione di una centrale termo elettrica prevede l’innesto nel terreno di
fondamenta fino a 36 o 45 metri con le colonne di cemento armato, e fino a 6
metri con la massicciata. Un lavoro estremamente impegnativo da fare in zone
inquinate in cui non si sa cosa potrebbero riservarci gli escavi.
Il
completamento dei lavori arriverebbe sicuramente vicino ai 10 anni, almeno in
queste condizioni.
La
centrale a carbone viene anche associata, come un complemento fruttifero, al
forno COREX di cui si auspica la costruzione, perché questo sarebbe
estremamente energivoro e quindi, la vicinanza di una centrale capace di
produrre energia a basso costo, sarebbe strategica. Anche questa è una parziale
verità, idonea a produrre mistificazione. Il Corex ha effettivamente bisogno di
una grande quantità di energia elettrica, ma una volta entrato in produzione
produce a sua volta gas che, come succedeva per l’altoforno, può essere
impiegato nelle varie centrali interne all’area industriale per produrre
energia elettrica, a costi bassissimi e non semplicemente bassi, e così
alimentare il forno Corex in un circuito virtuoso.
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| immagine tratta da internet |
SUL PIANO
POLITICO si registrano indecisioni inaccettabili. Se, come non è per quanto
detto sopra, la centrale a carbone fosse funzionale e complementare al forno
Corex, appare irrazionale metterne in discussione la costruzione prima ancora
che sia certa la realizzazione del nuovo impianto di produzione dell’acciaio.
Stiamo assistendo ad un percorso progettuale esattamente inverso a quello
logico ed ideale. Prescindiamo anche dal fatto che, visti i tempi di
costruzione, il Corex sarebbe in funzione alcuni anni prima della centrale e
quindi, atteso il circuito virtuoso di autoproduzione di energia, non
necessiterebbe dell’alimentazione proveniente dalla centrale. Ma resta comunque
sconcertante che si vada a ragionare di carbone senza che nessuno abbia ancora
fornito un progetto vero sulla nuova acciaieria ed in questo non possiamo
mancare di censurare l’indecisione dell’attuale amministrazione che si limita
ad assistere al dibattito in corso tra il Commissario Straordinario di Lucchini
spa in amministrazione straordinaria, i nuovi potenziali compratori e i
soggetti competenti a livello centrale (a partire dalla Commissione sui servizi
e le bonifiche), senza diventarne parte essenziale.
martedì 15 luglio 2014
FERMARE SUBITO IL MASSACRO A GAZA CESSATE IL FUOCO GENERALE SENZA CONDIZIONI
Grida di terrore e fragore di
bombe scuotono ancora una volta il Mediterraneo, su cui l'Italia è esposta:
sono le grida della gente di Gaza e le bombe dell'aviazione israeliana, mentre
i razzi di Hamas inscenano una grottesca e controproducente offensiva.
Chiediamo pertanto anche al Governo italiano, a maggior ragione nel corso
di questo semestre di presidenza dell'Unione europea, di trovare finalmente il
coraggio per dire una parola chiara di condanna dell'occupazione israeliana,
assumendo iniziative concrete di sostegno umanitario alle popolazioni di Gaza e
di azione diplomatica precisa ed efficace.
Partito Rifondazione Comunista Piombino
Sinistra Ecologia e Libertà Piombino
Un’Altra Piombino
Gruppo Emergency Piombino
C.lo Bolivariano "Alessio Martelli" Piombino
ARCI Comitato territoriale Piombino / Val di Cornia.
ARCI Comitato territoriale Piombino / Val di Cornia.
giovedì 10 luglio 2014
GRUPPO REGIONALE PRC: MOZIONE SU SMANTELLAMENTO DELLA COSTA CONCORDIA
Firenze, 10 luglio 2013
Oggetto: Mozione in merito “allo smantellamento della Costa Concordia”
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| immagine tratta da internet |
La tragedia della nave Costa Concordia nel gennaio 2012 che ha visto oltre trenta vittime e l’incagliamento della nave presso l’isola del Giglio
Che dopo il raddrizzamento del relitto e un iter tormentato il Governo nazionale ha deciso per lo smantellamento nel porto di Genova, negando quindi questa possibilità – in un primo tempo apparsa – che tale operazione si potesse svolgere nel – presto potenziato ad hoc – porto di Piombino
Che – a quanto consta - nella conferenza dei servizi ad hoc la Regione Toscana si era opposta alla scelta di smantellamento a Genova ma che non è mai ricorsa contro le decisioni finali del Governo in merito.
Che concluse le operazioni necessarie presso l’isola del Giglio – e adempiuti gli ultimi obblighi procedurali – salvo imprevisti fra pochi giorni il relitto dovrebbe partire alla volta di Genova.
Che così attraverserebbe – per un viaggio di previsto in circa 5 giorni, mentre sarebbe stato circa uno quello per raggiungere Piombino – un lungo tratto di mare con dentro l’area protetta del Santuario dei Cetacei, con i conseguenti fortissimi rischi di sversamento in mare dei carichi potenzialmente inquinanti presenti nel relitto stesso e rischi di inabissamento del relitto.
Evidenziato
Che – a quanto consta - il relitto della nave Concordia non è considerabile un’imbarcazione perché non in grado di galleggiare autonomamente;
che anzi, la sua elevata pericolosità ambientale, per la gran quantità di sostanze tossiche ancora presenti al suo interno e nella composizione delle sue strutture, la rende sicuramente qualificabile – a quanto risulterebbe - come “rifiuto speciale”, corrispondente ai requisiti stabiliti dalla legislazione particolare in materia di rifiuti appunto per individuare i “rifiuti speciali”;
che per la legislazione vigente la gestione, lo smaltimento e/o distruzione del rifiuto speciale è di competenza esclusiva della Regione;
che la detta normativa risulta assolutamente inderogabile;
che quand’anche il relitto venisse considerato un oggetto di competenza della marina mercantile e del rispettivo ministero, la natura specialistica pertinente i rifiuti ne rende applicabile la relativa normativa in deroga della legislazione generale in materia di natanti e amministrazione marittima, ciò in applicazione del principio per cui la legge speciale deroga quella generale;
sottolineato quindi
che la competenza a decidere il destino del relitto della nave Concordia è della Regione Toscana;
che il provvedimento del governo nazionale, con cui si prevede il trasporto e lo smaltimento del relitto della Concordia a Genova appare del tutto lesivo delle prerogative della Regione Toscana, avendo assunto una decisione di esclusiva competenza regionale;
che tale lesione configura un conflitto di attribuzione tra Stato e Regione, regolabile di fronte alla Corte Costituzionale ai sensi dell’art.134 della Costituzione della Repubblica Italiana;
che il giudizio idoneo a dirimere il conflitto in parola, secondo l’orientamento consolidato del Giudice delle Leggi, può essere introdotto solo da uno degli enti direttamente interessati dallo sconfinamento di poteri, e quindi in questo caso dalla Regione Toscana nella persone del suo Presidente (Governatore) pro tempore;
Ricordato infine
Che associazioni ambientaliste, anche di carattere regionale, e organizzazioni sindacali hanno presentato petizioni e prese di posizione esprimendo forti dubbi e contrarietà rispetto all’iter seguito per decidere la destinazione della Costa Concordia nonché netta contrarietà, di merito, per la scelta del trasferimento a Genova
Che il porto di Piombino fra poche settimane dovrebbe essere pronto per accogliere la Costa Concordia al fine del suo smantellamento, e che questa è sempre stata la scelta indicata dalla Regione Toscana
Impegna la Giunta Regionale e il suo presidente
A ricorrere, con la massima urgenza, alla Corte Costituzionale, chiedendo di dirimere il conflitto tra Stato e Regione Toscana in ordine al destino del relitto della nave Concordia, dichiarando la Regione Toscana unico ente competente a decidere come e dove trasportare e smaltire il detto relitto.
La Consigliera
Monica Sgherri
mercoledì 9 luglio 2014
IL PATTO D’ACCIAIO (SI FA PER DIRE) PER UNA PIOMBINO NELLA NEBBIA
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Ma parliamo di questa
rottamazione navale: la nostra posizione è che, se un polo della rottamazione
ci deve essere, questo dovrà essere l’unico (UNICO) Polo dell’Unione Europea del
Mediterraneo, dovrà rottamare tutte ( TUTTE) le navi, sia civili che militari,
dovrà essere costruito seguendo pedissequamente le recenti normative europee,
soprattutto per quanto riguarda la sicurezza ambientale e dei lavoratori,
perché, a regime, sia un grande impianto industriale d’avanguardia che potrà
fornire rottame a km 0 ad un altro grande impianto industriale d’avanguardia,
quello della produzione dell’acciaio, dove uno Stato che si rispetti, e anche
questo lo abbiamo già detto ( ma non solo noi, Rossi, Anselmi..), investe in
una società mista pubblico privato ( visto che questo privato ce lo dobbiamo
ingoiare) mantenendosi la best company e intervenendo direttamente sulla
gestione, senza gettare denaro a fondo perduto.
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Invece di fare patti inutili,
dato che il placet della Toscana
non serve a nulla, la Regione dovrebbe subito ricorrere alla Corte
Costituzionale per stabilire la competenza istituzionale alla scelta del luogo
dello smantellamento, visto che anche per il nulla osta dell’Osservatorio c’è
qualche problemuccio, in quanto Costa non sta fornendo garanzie sulle bonifiche
immediate dopo il trasferimento della nave, ma intenderebbe cominciare a
settembre… lasciando l’area marina del Giglio piena di non si può sapere cosa
per magari un paio di mesi.
Ultima cosa sconcertante sulla
crisi industriale: ma l’amministrazione di questa città dirà qualcosa alla
popolazione sulla questione delle industrie cittadine, si ricorda che la SOL è
semi chiusa nel silenzio generale, la Magona vede una flebile luce con la
riapertura della zincatura 5, la Lucchini giace immobile in attesa di Jindal? Di Mittal? Di una
cordata Mittal Marcegaglia Riva, come si vocifera ?
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Partito della Rifondazione
Comunista
Circolo “V.Corallini”. Piombino
venerdì 27 giugno 2014
Comunicato fabbrica :ORA BASTA ! L' INTERVENTO PUBBLICO UNICA SOLUZIONE.
Il
PD più volte ha affermato che la vicenda Piombino è risolta grazie
a un semplice Accordo di Programma. Bene, noi riteniamo che questo
non sia vero in quanto i lavoratori stanno ancora aspettando risposte
ben precise sul loro futuro. L'Accordo di programma, che ancora non
sappiamo quando e come verrà attuato, non può bastare per
tranquillizzare la cittadinanza; ad oggi sappiamo che il termine per
la presentazione delle offerte vincolanti è slittato ancora e che
una società privata indiana è interessata solo ai treni di
laminazione e al reparto marittimo. Stiamo parlando al massimo di 800
900 lavoratori. E tutti gli altri che fine faranno? Durante la
campagna elettorale il Presidente Rossi e l'ex sindaco Anselmi più
volte hanno parlato, nel caso di acquisto parziale da parte del
privato, di intervento dello Stato per sviluppare un nuovo polo
siderurgico, attraverso, magari, un'eventuale società mista pubblico
privato. Ci ricordiamo bene l'intervento di Rossi il 1 maggio dal
palco in piazza Verdi: lo Stato dovrà assumersi le proprie
responsabilità se il privato non garantirà il mantenimento dell'
area a caldo. Questa ipotesi è già affondata? Che dice a questo
proposito il nuovo Sindaco. E il sottosegretario all'ambiente che,
nel frattempo, ha già fatto un passo indietro rispetto alla
Concordia? Noi vogliamo ribadire che l'intervento pubblico è l'unica
soluzione possibile, che se si dovesse pensare ad una società mista
pubblico privato perché accollarsi la parte peggiore, la Bad
Company, e lasciare la Best Company al privato? Il partito che ci
governa intende perseguire questa strada? Che cosa si intende fare
perché i lavoratori restino legati ai contratti di solidarietà?
Quali strumenti l'amministrazione pensa di poter utilizzare per
sostenere i lavoratori che in questi anni di transizione dovranno
continuare a vivere? E non pensiamo solo ai lavoratori delle
fabbriche (tutte le fabbriche), ma anche ai commercianti, agli
artigiani, a tutti coloro che vivono dei consumi dei cittadini. Per
questo continuiamo a dire che ci vuole una seria politica
industriale, si deve pensare a produrre acciaio di qualità in modo
ecocompatibile, e se dobbiamo produrlo attraverso una società
pubblico privata, sia chiaro che il denaro pubblico non dovrà essere
a fondo perduto, ma dovrà costituire un investimento per il futuro.
Partito
della Rifondazione Comunista
Circolo
“V. Corallini” Piombino
sabato 21 giugno 2014
CI SARA' MAI CONCORDIA?
L’abbiamo
detto fin dall’inizio, l’arrivo della Concordia non sarebbe la panacea che
guarisce tutti i mali e sicuramente sarebbe un’operazione da studiare con
premura e attenzione per tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini.
Detto questo
è chiaro che potrebbe rappresentare una positiva opportunità per
muovere delle dinamiche economiche e magari il primo passo concreto verso la
realizzazione del polo di rottamazione delle navi. Tutto ciò, posto ovviamente
che certe cose si devon “fare per bene”, perché la rottamazione delle navi che
fanno in Norvegia non è uguale a come la effettuano i Turchia.
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| foto di repertorio relitto Costa Concordia |
Il
problema che è emerso in queste settimane, e che noi abbiamo sempre
evidenziato, è che il sistema del liberismo incontrollato ha reso concepibile che la società
privata, colpevole di un grave disastro, di un grave inquinamento e di
altrettanto gravi danni a carico dei Gigliesi, dell’ambiente marino toscano e
dell’immagine del nostro paese (per non parlare dei morti), abbia diritto di
scegliere dove portare il relitto.
E’
inaccettabile. In linea di principio non è ammissibile che chi si rende
colpevole, in questo caso gravemente colpevole, di pesanti danni per la
comunità, si veda riconoscere il diritto di scegliere cosa e come fare per
rimediare. E’ il potere pubblico che deve decidere, perché è in gioco
l’interesse pubblico.
Sulla
scorta di questa errata impostazione è perfino apparsa una conquista ciò che
invece doveva essere scontato, ossia che il relitto non venga portato in Turchia.
E’ per questa logica perversa che non sembra opportuno vietare alla Carnival di
portare la Concordia a Genova invece che a Piombino, unica soluzione razionale
e ambientalmente accettabile per le distanze da percorrere e i rischi
correlati.
E’
qui che emerge tutta la debolezza ideologica di questo governo di fronte al
volere delle multinazionali. Un governo che non riesce mai ad imporre le
migliori strategie per perseguire l’interesse pubblico ma si trova sempre prono
di fronte ai dictat del grande capitale.
Non
è vero che non ci sono strumenti legali per imporre alla Carnival il volere
dello Stato italiano. E non è vero che deve decidere il ministero. La Concordia
è ovviamente un rifiuto speciale e come tale il suo destino è di competenza
della Regione Toscana. Se il governo decide diversamente, il Presidente della
Regione Enrico Rossi ha il potere di opporre una volontà diversa, pretendendo
di scegliere dove mandare il relitto. Se il Presidente Rossi, che tanto ha
promesso e millantato impegno e forza nella difesa degli interessi toscani e
piombinesi, avesse il coraggio di puntare i piedi imponendo la sua competenza a
gestire un rifiuto speciale (tale è il relitto della Concordia), lo scontro
politico si risolverebbe in un conflitto di attribuzione di poteri tra Stato e
Regione Toscana, che dovrebbe essere deciso dalla Corte Costituzionale, come
previsto dall’art.134 della Costituzione.
Quindi
alla fine è un problema di volontà politica, perché lo strumento giuridico per
non farsi tagliare fuori dal governo (delle multinazionali) esiste e ce lo
fornisce il detto articolo 134. Tutto sta avere il coraggio di buttarsi in una
battaglia senza remore e senza paura. E alla fine sembra che la questione sia
proprio questa: Rossi non ha il coraggio di schierarsi contro il governo retto
dal suo partito.
Il
PD locale non ci fa una miglior figura: organizza ridicole crociere su un
rimorchiatore (non sappiamo ancora chi paga), come se fosse ancora necessario
spiegare quali siano i pericoli del trasporto della Concordia fino a Genova.
Dovrebbe viceversa imporre la sua linea nella direzione nazionale. Ma quello
che è ormai chiaro è che il PD piombinese non ha la forza (o il coraggio?) di
imporsi.
Non
è vero che non c’è niente da fare,
vero è invece che chi di dovere non ne ha il
coraggio.
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