domenica 20 aprile 2014

ACCIAIERIE PIOMBINO : le ragioni di Paolo Francini in sciopero della fame contro la chiusura dell' altoforno Lucchini.




Subito dopo Pasqua l'altoforno verrà spento: questa storia lunga più di 100 anni si fermerà qui. Con essa si fermerà il futuro di migliaia di famiglie di questo territorio. Gli ammortizzatori sociali concessi serviranno solo a non far precipitare i lavoratori nella disperazione più nera. Ma non costituiranno certo il futuro a cui aggrapparsi, che è fatto solo di incognite e interrogativi.
L'unica cosa certa è che da oggi cambia la storia di Piombino e di un intero pezzo della Toscana.
Eppure, a detta dello stesso governo le Acciaierie di Piombino sono “Strategiche” per gli interessi del nostro Paese. Belle parole, ma intanto il Governo stesso decide di non intervenire per prolungare la vita dell'altoforno. In questo modo si condannano i lavoratori ad un salto nel vuoto senza nessuna sicurezza. La storia non può, non deve finire così. Occorre costringere il governo a farsi davvero carico della vicenda Lucchini, se necessario anche con la riacquisizione pubblica dello stabilimento. Lo Stato, cioè, deve tornare a fare lo Stato, creando occupazione e garantendo l'esistenza dei settori fondamentali come quello della siderurgia. Per questo, il giorno della fermata dell' AFO non potrà essere vissuto come un giorno qualsiasi, tutto il territorio dovrà essere mobilitato con iniziative clamorose. Lo stesso dovrà avvenire nei 20/30 giorni successivi, in cui l' AFO “caricato in bianco” potrà comunque essere messo in condizioni di ripartire.
Alcune settimane di iniziative intense e clamorose da parte dei sindacati, Lavoratori ,cittadini, per dire che la mano pubblica deve assicurare la vita dell' AFO e la sua prosecuzione fel futuro. Non dobbiamo, non possiamo arrenderci. Ho 54 anni, dal 1980 lavoro in quello stabilimento, adesso non me la sento di trascorrere il periodo di Pasqua a casa, tra “colombe” e “scampagnate”, come se nulla stesse accadendo. Ho deciso quindi di trascorrere questi giorni davanti alla portineria della Lucchini, dalle 8 del giorno di Pasqua fino alle 8 di martedi 22 aprile, in modo ininterrotto, facendo lo sciopero della fame. Questo come forma di protesta contro il Governo, ma anche per dire a me stesso, ai mie colleghi di lavoro e ai sindacati che non è giunto il momento di alzare bandiera bianca, ma quella della mobilitazione e della lotta. La nostra volontà deve essere più forte della decisione politica di uccidere le nostre speranze”

PAOLO FRANCINI
Castagneto Carducci 19 /aprile 2014


martedì 15 aprile 2014

Situazione Lucchini Piombino: Comunicato stampa di Fabrizio Callaioli candidato a Sindaco di Rifondazione Comunista, post assemblea pubblica FIOM-FIM-UILM del 14 aprile 2014



Ieri, Renzi, dopo aver consultato Berlusconi, ha nominato Moretti, quello delle Ferrovie dello Stato (che addirittura doveva diventare ministro), la Marcegaglia, già presidente di Confindustria, nonché la costruttrice Todini, berlusconiana di ferro, ai vertici delle aziende di Stato. Contemporaneamente,in piazza Gramsci, i sindacati recitavano il de profundis della fabbrica. Ormai niente più lotte (come se fossero mai iniziate),si ragiona solo di ammortizzatori sociali. Il governo (e quindi il PD) non vuole lotte, sennò poi magari le multinazionali che lo appoggiano si potrebbero arrabbiare. Quindi non si apre un dibattito, terminato l’epitaffio della siderurgia si spengono i microfoni: non un’analisi sul fatto che, proprio dalla Marcegaglia in giù, sono in tanti a tifare per la chiusura di Piombino, perché se si chiude l’altoforno, qualcun altro si prenderà la produzione di 4 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio all’anno; la ricchezza dei Piombinesi si sposterà nelle tasche di altri. Nardi, che ormai da tempo non ha la nostra fiducia, non è l’unico responsabile, egli non è un semplice curatore fallimentare incaricato dal tribunale, è un commissario nominato dal governo, ed è chiaro che le sue scelte sono concordate con il governo, a partire dal vice ministro De Vincenti. Questa crisi ha un nome (privatizzazione) e un cognome (libero mercato); si fa passare l’idea che l’Italia possa fare a meno di una programmazione e di un tessuto industriale, di cui l’acciaio è la prima fibra costituente. L’unica soluzione è ribellarsi alle attuali politiche imposte dall’unione europea e ritornare all’intervento dello Stato nell’economia e per questo bisogna andare a votare per chi, come Tsipras, in Europa vuol contrastare gli interessi delle multinazionali. Se, a differenza di noi, il governo non vuole la nazionalizzazione della fabbrica, che almeno trovi un compratore vero e serio, ma non ha mai avuto l’intenzione di fare né l’una né l’altra cosa perche Federacciai vuole Piombino chiusa in barba all’interesse nazionale.

Il candidato Sindaco
Partito Rifondazione Comunista
Fabrizio Callaioli

Foto di Repertorio tratta da rete internet pubblicata da amministratore blog senza scopo di lucro

domenica 13 aprile 2014

IL DEF DI RENZI: DIETRO LA PROPAGANDA AVANTI TUTTA CON L’AUSTERITA’



E’ possibile che la “luna di miele” con il governo Renzi duri ancora un po’ come successe persino per Monti e per il precedente governo Letta. E certo l’esibizione di velocità e decisionismo, la comunicazione spettacolarizzata di Renzi ha una particolare efficacia in un paese in cui è quasi inesistente il conflitto sociale organizzato e che anche per questo continua a cercare l’uomo dei miracoli cui affidarsi. Renzi ha per altro inaugurato il proprio mandato con alcune scelte di un qualche impatto per i settori sociali che hanno pagato in maniera particolarmente dura la crisi: è così per gli 80 euro mensili promessi ai lavoratori dipendenti sotto i 25.000 euro lordi annui, per l’aumento della tassazione delle rendite, per il tetto ai megastipendi dei manager pubblici. Provvedimenti - o meglio annunci - criticabili per la loro parzialità, a partire dall’esclusione inaccettabile dei pensionati come di tanto lavoro autonomo o falsamente autonomo dai benefici fiscali, ma che a fronte della condizione di disagio sociale fortissimo, hanno rappresentato elementi di qualche novità e costruzione di consenso. Le scelte almeno parzialmente condivisibili però finiscono tutte (ma proprio tutte) qui, e tanto più con la presentazione del DEF emerge la complessiva e totale continuità con le politiche di austerità e neoliberiste dei governi precedenti, che anzi vengono rilanciate con maggior forza. Per questo demistificare le operazioni di propaganda che Renzi sta facendo e continuerà a fare, è un obiettivo centrale per far crescere la stessa disponibilità all’avvio di un nuovo ciclo di mobilitazioni.

Il DEF, i vincoli europei, le previsioni macroeconomiche.
Renzi si è presentato come quello che avrebbe “sbattuto i pugni” in Europa sull’austerità. Nella conferenza stampa di presentazione dei primi provvedimenti ha poi detto che avrebbe usato la differenza tra il deficit previsto al 2,6% del Pil e il tetto del 3%. In questo modo si sarebbero reperiti più di 6 miliardi, a copertura dello stesso intervento sull’Irpef.
Renzi, invece nella prima riunione europea ha dichiarato che il “Fiscal Compact è un impegno che il nostro paese ha preso e che confermiamo” con l’inserimento dei relativi parametri nel DEF, e non ha affatto usato la differenza tra il 2,6% e il 3%. Gli obiettivi sul deficit sono del 2,6% nel 2014, dell’1,8% nel 2015, dello 0,9% nel 2016.
Il tutto ha una logica. Se si rispetta il Fiscal Compact non esiste il margine tra il 2,6% e il 3%. Il vincolo del 3% fissato da Maastricht è stato infatti trasformato dal Fiscal Compact nel vincolo al pareggio di bilancio “strutturale” intendendo, con questa espressione, il deficit al netto della cosiddetta componente ciclica e dei provvedimenti una tantum. Il nuovo parametro si considera rispettato se si sta entro il tetto massimo di deficit strutturale dello 0,5% sul Pil. La stessa introduzione del concetto di indebitamento strutturale peggiora il quadro conferendo alla Commissione un potere discrezionale di valutazione di cosa si possa considerare ciclico, e di  definizione per ogni paese di obiettivi diversi a seconda di una serie di parametri. Il DEF prevede al 2016 il pareggio di bilancio strutturale.
Intanto il rispetto del Fiscal Compact significa che i 6 miliardi non ci sono e vanno presi altrove.

Sempre per quel che riguarda i vincoli europei e il rapporto tra debito e Pil, il DEF ne prevede una crescita fino al 2015, tanto al netto quanto al lordo delle quote che l’Italia sta versando - a partire dal governo Monti - al Fondo Salva Stati, quote che devono raggiungere la cifra complessiva  di 125 miliardi pagati in rate annuali.
Il rapporto debito/pil comincia a diminuire invece seccamente dal 2016. Al 2014 è previsto al 134,9%, nel 2015 al 133,3%, nel 2016 al 129,8%, nel 2017 al 125,1% e via calando. Le previsioni sono in sostanza che dal 2016 e poi in tutti gli anni successivi, l’Italia sarà in grado di rispettare la regola del debito del Fiscal Compact che entra in vigore a partire da quell’anno, cioè la riduzione annua di 1/20 della quota eccedente il 60% del rapporto tra debito e Pil.
Perché questo avvenga il DEF si dà l’obiettivo di una crescita dell’avanzo primario, cioè il saldo tra entrate e uscite al netto della spesa per interessi, dal 2,6% nel 2014 al 3,3% nel 2015, al 4,2% nel 2016, al 4,6% nel 2017, fino al 5% nel 2018, cioè dai 41 miliardi attuali a 90 miliardi del 2018
Ma in tutto questo, il Pil dovrebbe crescere dello 0,8% nel 2014, dell’1,3% nel 2015, e poi dell’1,7% in media per i 3 anni successivi, trainato dai 10 miliardi di riduzione delle tasse.
Il Def Renzi-Padoan contiene previsioni totalmente non credibili, con una crescita del Pil nel quadriennio 2014-2018 superiore a quella degli anni pre-crisi, mentre continuano le politiche di austerità per il totale rispetto dei vincoli del Fiscal Compact.

Spending Review, privatizzazioni, lavoro.
Ovviamente la parte del leone nel rispetto dei vincoli è affidata agli introiti provenienti dalla spending review e dalle privatizzazioni.
Dileguatosi l’utilizzo dello scarto tra il 2,6 e il 3% del deficit, al taglio della spesa è affidata la maggior parte della stessa copertura degli 80 euro in busta paga per il 2014. I “risparmi” sono previsti per 4,5 miliardi nel 2014, 17 nel 2016, 32 nel 2017 appena inferiori al documento presentato da Cottarelli. In attesa che venga definita fino in fondo la selezione delle misure con cui si concretizzerà il piano Cottarelli, è necessario ricordare anche in questo caso che se i riflettori mediatici vengono concentrati sul (limitato) taglio ai mega stipendi dei manager, non è da questa voce che sono previsti la maggior parte dei “risparmi”(0,5 miliardi). Il piano Cottarelli prevede invece al 2016 oltre ai 7 miliardi di risparmi sull’acquisto di beni e servizi la cui attuazione indolore è tutta da verificare, altri 2 miliardi di tagli ai comuni (0,5 nel 2015), 2 miliardi alle partecipate locali (0,1 nel 2014, 1,0  nel 2015), 1,5 miliardi al trasporto ferroviario (0,3 nel 2014, 0,8 nel 2015), 2 miliardi di tagli ulteriori alla sanità (0,3 nel 2014, 0,8 nel 2015),  1 miliardo per l’allineamento della pensione anticipata delle donne, 3 miliardi per il taglio di 85.000 dipendenti pubblici, nuove misure per accelerare la liquidazione o dismissione delle aziende pubbliche locali.
Sul pubblico impiego, se anche fossero vere le smentite circa un blocco al 2020 della contrattazione collettiva e questo fosse “limitato” al 2017 (questione demandata alla legge di stabilità), siamo di fronte ad un attacco pluriennale devastante: il contratto bloccato dal 2009, nessuna reale stabilizzazione dei precari, blocco del turn-over con una riduzione di addetti che ha portato il nostro paese ai minimi termini in Europa e che non rappresenta altro che un attacco all’occupazione e a diritti essenziali: dalla scuola alla sanità ai servizi territoriali.

Sul versante delle privatizzazioni, Renzi aumenta le stesse poste previste dal governo Letta. Dalla previsioni di privatizzazioni per un valore pari allo 0,5% del Pil si passa allo 0,7% del Pil per il quadriennio 2014-2017. In sostanza da un obiettivo di 32 miliardi di privatizzazioni si passa ad un obiettivo di 46 miliardi al 2017. Al piano Letta di privatizzazioni di Poste, Eni, Tag, Stm, Fincantieri.. se ne aggiungeranno di nuove, mentre il DEF mette in risalto in particolare la necessità di accelerare la dismissione delle partecipate locali anche attraverso la “riforma” del Testo Unico sugli Enti Locali.
Non solo non si trae nessuna conseguenza dal bilancio totalmente fallimentare delle privatizzazioni degli ultimi 25 anni, del depauperamento dell’apparato produttivo che hanno causato e dell’aumento della dipendenza del paese, dei profitti per pochi a danno dei molti, ma si interviene su settori indispensabili per il rilancio di una politica industriale, a partire dall’energia e dai trasporti e si attacca nuovamente la volontà espressa dalla maggioranza degli italiani con il referendum del 2011.
In realtà nell’ulteriore indebolimento dell’apparato produttivo del paese promesso dalle privatizzazioni, al centro della politica del governo non c’è altro che il decreto-lavoro. E’ all’estensione della “acausalità” del contratto a termine e all’eliminazione dell’obbligo di stabilizzazione degli apprendisti, alla definitiva precarizzazione del lavoro che il governo attribuisce il compito di rilanciare la “competitività” del paese. E’ il lavoro povero e senza diritti quello su cui si punta. Ma conta qualcosa il lavoro per Renzi? Che abbia diritti e dignità, certamente no, perché altrimenti non avrebbe approvato il decreto-lavoro. Ed in realtà neppure che ci sia un qualche lavoro. Non pare essere un problema per Renzi che le stesse previsioni ottimistiche del suo DEF ipotizzino una disoccupazione sostanzialmente stabile: all’11,6% nel 2017.
Ce n’è molto più che abbastanza per avviare un percorso di lotte vero. E se ognuno e ognuna di noi è chiamato a fare la sua parte, ci vorrebbe un sindacato che non aspetta di essere distrutto da Renzi mentre rimpiange la concertazione.

mercoledì 9 aprile 2014

La novella dello stento della Lucchini : Rifondazione Comunista risponde a Nardi



                                                       Piombino, 9.4.2014


    La novella dello stento della Lucchini :
Rifondazione Comunista risponde a Nardi.

Apprendiamo che il Commissario Nardi ha denunciato SMC per turbativa d’asta e altro, su espressa richiesta del comitato di sorveglianza. La legge farà il suo corso.
Si ribadisce che Rifondazione crede che la soluzione ideale sarebbe l’intervento dello Stato con relativa nazionalizzazione.
Però è anche vero che la vendita ad una sola società, che garantisca la piena occupazione, è soluzione assolutamente migliore dello spezzettamento della fabbrica. Quindi non può essere ignorata l’inquietudine che in città sta generando la vicenda. E’ innegabile, Nardi non gode più della fiducia dei Piombinesi perché ha dato la sensazione di essere pregiudizialmente contrario a SMC. Le notizie si avvicendano giornalmente creando sempre più incertezze.
Per questo riteniamo che sia necessario che il Commissario governativo operi con più trasparenza e metta a disposizione dei sindacati e delle forze politiche della città tutta la documentazione relativa alle offerte. Siamo perfettamente consapevoli che non esista una prerogativa giuridica che avvalori questa richiesta, ma siccome riteniamo che qui sia in gioco non solo il futuro della fabbrica ma dell’intera città, o più precisamente dell’intero comprensorio, crediamo che la questione sia politica, di un’importanza che va al di là dello stretto diritto fallimentare. Per questo è necessario che tutta la vicenda sia connotata dalla maggior trasparenza possibile e chiediamo che si apra immediatamente un tavolo di consultazione permanente tra il Commissario e i sindacati e le forze politiche.

Il candidato Sindaco
Partito Rifondazione Comunista
Fabrizio Callaioli



PROGRAMMA SINTETICO RIFONDAZIONE COMUNISTA PIOMBINO E LISTA CANDIDATI






PROGRAMMA SINTETICO PRC PIOMBINO

ENTI LOCALI CONTRO LA CRISI

1. Creare d’intesa tra Comuni e Regioni, fondi di solidarietà per i lavoratori in cassa integrazione.
2. Diminuire le tariffe dei servizi (asili nido, refezione etc) e previsione di una fascia di esenzione, o del suo ampliamento per le famiglie monoreddito dei lavoratori con reddito netto inferiore ad € 15.000 l’anno.
3. Difesa del potere d’acquisto delle famiglie, favorendo l’iniziativa dei gas (Gruppi di Acquisto Solidali) e GAP ( gruppi di Acquisto Popolare), favorendo i mercati su aree pubbliche, concordando con i produttori iniziative promozionali di vendita diretta, anche promuovendo accordi con la grande distribuzione.
4. Esenzione dai pagamenti  per i servizi pubblici locali per i giovani disoccupati, precari, o comunque provenienti da famiglie a basso reddito.
5.Verifiche fiscali per evitare che chi più evade, e quindi meno contribuisce al mantenimento di quei servizi, sia favorito nell’accesso agli stessi.

PUBBLICA ISTRUZIONE

1. La scuola deve essere pubblica. Ogni finanziamento alle scuole paritarie deve essere tagliato.
2. Rinnovo e rimordenamento dell’offerta formativa, ponendo attenzione da un lato ai nuovi possibili sviluppi produttivi della città, dall’altro alla valorizzazione dello studio delle discipline base per una formazione culturale adeguata, per riuscire a ricostituire almeno una classe di quarta ginnasio del Liceo Classico.
3. Contrastare la dispersione scolastica.
4. Incremento dei corsi di lingua per l’inserimento dei bambini immigrati affinché la scuola diventi anche luogo di scambio culturale.

SANITA’

1. Il Servizio Sanitario Nazionale è e deve rimanere totalmente pubblico, disancorato dal pareggio di bilancio in quanto la sanità è un servizio pubblico essenziale. La salute è un diritto garantito dall’art. 32 della Costituzione e non una merce.
2. Potenziamento dell’Ospedale di Villamarina. Noi non vogliamo un nuovo Ospedale, basta quello che abbiamo, l’importante è che funzioni e che sia adeguato  ai bisogni  della popolazione del territorio della Val di Cornia.
3. Pieno utilizzo della diagnostica anche con orari flessibili nell’arco delle 12 ore, attraverso incremento di personale con la creazione di posti di lavoro specializzati. Tutto ciò al fine di diminuire le liste di attesa senza utilizzo del privato.
4. Potenziamento dell’integrazione Ospedale Territorio con attenzione ai percorso di accompagnamento del cittadino durante l’iter di cura e riabilitazione, anche attraverso lo sviluppo della Casa della Salute.
5. Attenzione alle problematiche di disagio giovanile ed infantile, attraverso il potenziamento dei servizi consultoriali.
6. Consolidamento della gestione condivisa , integrata e solidale delle funzioni sociali e di alta integrazione. Potenziamento del servizio di assistenza sociale.

POLITICHE ABITATIVE

1. Affermazione del diritto alla casa e rilancio dell’edilizia residenziale pubblica. Incentivazione dell’affitto a canone concordato
3. Obbligo all’affitto a canone sociale degli alloggi delle grandi proprietà pubbliche
4. Certezza del diritto del sostegno all’affitto ( finanziamenti regionali e comunali) per le famiglie in difficoltà,
5. Finanziamento con almeno l’1% della fiscalità generale (Stato, Regioni, Enti Locali) per la politica sociale della casa.
6. Impegni immediati per l’emergenza abitativa, ed estensione della tutela alle le famiglie sfrattate per morosità incolpevole.

ASSETTO DEL TERRITORIO,  INFRASTRUTTURE

1. Ripristinare il principio dell’interesse pubblico nella pianificazione urbanistica con un rapporto pubblico privato nel quale le decisioni pubbliche non siano una sequenza di interessi privati incoerenti.
2. Effettuazione di interventi di protezione e risanamento della costa e degli arenili soggetti ad erosione
3. Eliminazione delle barriere architettoniche, anche a tutela dei diritti delle categorie più “deboli” ( anziani, disabili..)
4.  No alla realizzazione della Fiorentina Diaccioni  e assoluta priorità al compimento della SS 398.
5. Potenziamento sistema di mobilità persone e merci su ferrovia, anche in funzione dello sviluppo dell’industria e del porto.

OPERE PUBBLICHE ED ARREDO URBANO

1. Basta con costruzioni che offendono la città e il suo  panorama ( vedi via della Pace e RTA a Salivoli)
2. Interventi di riqualificazione di varie aree della città ( Portici, Piazza Dante, aree tra Corso Italia e il Porto). Compimento del progetto Castello e sua valorizzazione senza ulteriori attività ricettive. Realizzazione di nuove palestre. Realizzazione di una Cittadella Delle Associazioni.
3. Progetto contro l’erosione delle spiagge a Baratti e in Costa est in un processo di revisione delle previsioni urbanistiche che non prevedano nuove costruzioni o nuove strutture ricettive.
4. Incremento dell’opera di riqualificazione di Cotone e Poggetto
5. Riqualificazione urbana e di valorizzazione ambientale per Riotorto e Populonia, anche per la loro vicinanza a zone parco.

COMMERCIO

1. Attivare politiche di aiuto, di formazione e di assistenza tecnica per le attività commerciali, esistenti e nuove, idonee a contenere e, ove possibile, riparare i guasti generati dalle liberalizzazioni e dall'abolizione dei piani commerciali. 

AMBIENTE E INDUSTRIA

1. Bonifica del territorio all’interno dell’area industriale: risanamento aree oggetto di discariche abusive, spostamento e nuova cokeria, spostamento dei parchi minerali e di carbone in impianti interrati e protetti, liberazione di parti non utilizzate dall’industria per realizzare iniziative di protezione ambientale, attività di produzione di energia rinnovabile, attività produttive non inquinanti.. Ciò sarà possibile solo con con intervento dello STATO nella gestione della fabbrica o , in mancanza, con l’acquisto da parte di un unico imprenditore. Sarà  tutto  più difficile in caso di spezzettamento della fabbrica.
2. SI’ al Polo della rottamazione, ma realizzato nel rispetto del regolamento europeo, affinché sia protetta la salute dei cittadini con la costruzione di impianti adeguati ad una corretta lavorazione di tutte le sostanze inquinati delle navi, e sia garantita una ricaduta occupazionale sul territorio.
3. SI’ allo sviluppo del porto, ma dotato di un retroporto adeguato a consentire lo sviluppo di cantieri idonei e ad assicurare sufficienti aree di stoccaggio delle merci,.Quindi il Comune si deve riappropriare delle Zone inutilizzate fra il vecchio e il nuovo corso del Cornia.     


sabato 5 aprile 2014

PIOMBINO, POLO ROTTAMAZIONE : SARA’VERO???



Il Presidente della Regione Toscana dice, che tra due settimane dovrebbe essere firmato un protocollo con cui il governo si impegna a creare a Piombino un polo di rottamazione per le navi militari. A dire di Rossi, questa impresa dovrebbe creare 1000 posti di lavoro. Una prospettiva del genere non può che trovarci entusiasti. Però ci chiediamo, 1000 posti di lavoro sono tanti, com’è possibile che vengano generati da un’impresa di demolizione di navi? Per questo ci auguriamo che la promessa di Rossi non abbia più che altro scopi elettorali, per far stare i Piombinesi “buoni” e non cambiare voto. Speriamo che le notizie non cambino una settimana dopo le elezioni. I cittadini sono stanchi di chi promette invano posti di lavoro.
Detto questo, è anche vero che le cose si possono fare in tanti modi. E’ essenziale quindi che sia protetta la salute dei cittadini con la costruzione di impianti adeguati ad una corretta lavorazione di tutte le sostanze inquinanti contenute nella navi militari.
Rossi afferma anche che Costa Crociere dovrebbe costruire a Piombino gli impianti di manutenzione delle proprie navi. BENE! Però, perché il porto di Piombino diventi veramente il nuovo volano dell’economia sarà indispensabile dotarlo di un retro porto che assicuri sia lo sviluppo di cantieri idonei sia sufficienti aree di stoccaggio per le merci. Per questo è necessario che il Comune si riappropri delle zone inutilizzate situate fra il vecchio corso del Cornia e quello nuovo.
Posto ciò, sarebbe bene che certe soluzioni venissero assunte in maniera più partecipata e trasparente, affinché i cittadini possano conoscere effettivamente ciò che avviene sopra le proprie teste.

Partito Rifondazione Comunista  Circolo “V. Corallini” Piombino

CALLAIOLI PRC: «TROPPI PROGETTI FARAONICI, NESSUNO GIUNTO A COMPIMENTO.



Piombino (LI) – Abbiamo intervistato l’avvocato Fabrizio Callaioli, Candidato sindaco per Rifondazione Comunista a Piombino, personaggio molto conosciuto e apprezzato (è stato presidente per diversi anni di Amnesty International Piombino, ndr.) sui temi più caldi della prossima campagna elettorale. Leggiamo insieme le sue risposte.
 -  Lei ha dichiarato: “Mi rendo conto di candidarmi a sindaco nel momento più difficile della storia piombinese”. Quali sono le cause locali di questa crisi? Come è possibile uscirne?
La risposta è complessa, perché le cause locali si intrecciano con le cause della crisi sistemica che sta attanagliando l’Italia. Il mercato globale ha messo in concorrenza le fabbriche e gli operai italiani con quelli della Polonia, dell’India o della Cina, provocando guasti immensi. Hanno globalizzato il mercato ma non i diritti sindacali ed economici, per non dire delle regole sulla sicurezza e la tutela dell’ambiente. Le multinazionali delocalizzano le industrie in paesi con meno regole e meno diritti per fare maggiori guadagni. La conseguenza è che per reggere la concorrenza di queste nazioni l’Italia, e forse tutta l’Europa occidentale, dovrebbero ridurre i propri cittadini ai livelli di sussistenza in cui sopravvivono i lavoratori di quei paesi. E’ chiaro che è inaccettabile, invece di esportare i diritti e favorire il progresso del terzo mondo, la globalizzazione sta generando un effetto esattamente inverso, ossia il livellamento verso il basso, con la perdita di diritti e tutele ambientali da parte dei lavoratori occidentali. L’unica soluzione è un intervento degli Stati europei con cui si vieti l’importazione di beni prodotti con metodi schiavistici e senza il rispetto dell’ambiente. Cosa ovviamente osteggiata dalle multinazionali, che vogliono un mercato globale senza regole e confini.
La crisi dell’acciaio in Italia e a Piombino è lo specchio fedele di questo fenomeno.
Ma la cosa inquietante è che altre nazioni europee stanno cercando di difendersi da questa catastrofe, a partire dalla Germania, dove i costi della produzione non sono certo inferiori a quelli italiani, eppure le fabbriche tedesche non delocalizzano, per il semplice motivo che lì si fa programmazione industriale, lo Stato esiste e dice la sua. Magari a scapito di vicini e alleati come l’Italia. Del resto è sotto gli occhi di tutti la politica monetaria, finanziaria e fiscale con cui la Merkel e le banche tedesche (con la collaborazione di quelle statunitensi) stanno affossando l’economia italiana.
Nel nostro caso, dobbiamo ricordare anche quanto la chiusura di Piombino interesserebbe a certe multinazionali dell’acciaio, che otterrebbero su un piatto d’argento la produzione di milioni di tonnellate d’acciaio e il relativo mercato che fino ad oggi è stato occupato dai prodotti della nostra fabbrica.
Soffermandosi sulle cause locali, non va dimenticato che, per scelte dell’amministrazione di questa città, ma anche dei governi provinciali, regionali e nazionali, non è mai stata realizzata né progettata una diversificazione dell’economia, lasciando il territorio di tutta la Val di Cornia troppo legato ai destini dell’acciaieria. Eppure sarebbe stato tanto ragionevole studiare e promuovere una filiera corta che mettesse a frutto i semiprodotti dello stabilimento sul posto, senza farli viaggiare per centinaia di chilometri perché altri, a Brescia o a Udine o altrove, producessero i beni con il metallo forgiato a Piombino. Quanto sarebbe stato utile far nascere, ad esempio, una fabbrica capace di sfruttare semi prodotti d’eccellenza come la vergella. E invece abbiamo assistito solo a tristi esperimenti come quello della One Comm o della GRC, e tutti si ricordano come sono andati a finire.
-         Vicenda Lucchini: Come vede il futuro dello stabilimento? Quale è la ricetta di Rifondazione Comunista?

Partiamo da un assunto: una nazione come l’Italia non può dipendere dalla Turchia o dalla Polonia per gli approvvigionamenti di una materia basilare come l’acciaio, perché con questo si fa tutto, dalle automobili, alle forchette al cemento armato. Chi dice che l’acciaio non è strategico o è ignorante o è in mala fede.
Quindi, è necessario l’intervento dello Stato, che possa investire dove i privati temono o non vogliono, con una ristrutturazione della fabbrica foriera di investimenti solo apparentemente troppo gravosi per i bilanci pubblici, ma in realtà capace di metter in moto i meccanismi virtuosi che determinano rilancio dell’economia e di tutto l’indotto che ruota intorno alla fabbrica, capacità dei cittadini di spendere, nonché gettito fiscale e previdenziale.
E’ chiaro che in mancanza dell’intervento pubblico, la soluzione ideale minima resta l’acquisto dell’intera fabbrica da parte di un’unica società, che garantisca il prosieguo della produzione nella sua interezza, con l’altoforno, il ciclo integrale e la salvaguardia dei posti di lavoro.
-         Come giudica i 10 anni di amministrazione Anselmi? Cosa era possibile fare e non è stato fatto? E cosa è stato fatto che secondo lei era meglio non fare?
Negativamente, noi di RC l’abbiamo già detto in altre occasioni, troppi progetti faraonici, nessuno giunto a compimento. Mi ricordo la modifica, o meglio lo snaturamento del piano strutturale, fatta a uso e consumo della Lucchini, che prometteva mini-mill e posti di lavoro, mai realizzato. L’operazione “fanghi di Bagnoli”, anche quella pubblicizzata come il cataplasma capace di guarire tutti i mali dell’economia piombinese. Anche quella, per fortuna, non si è concretizzata. La ristrutturazione dei vecchi licei non è mai partita: progetti inadeguati al contesto storico urbanistico e lavori che mai hanno preso il via. La costruzione del nuovo polo culturale con la nuova biblioteca comunale è ancora in alto mare, ad essere benevoli. Il prolungamento della 398 fino al porto è tutt’ora da venire, e quella sì, sarebbe veramente un’opera necessaria e urgente. Sarebbe invece stato importante, l’ho detto sopra, lavorare per creare uno strato di imprenditoria collegato alle produzioni dell’acciaieria.
Il giudizio non è meno severo su ciò che è stato fatto. Il centro storico è stato trattato in maniera inaccettabile con escavi per la realizzazione del parcheggio pertinente alla ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio che hanno snaturato e imbruttito l’aspetto di piazza Manzoni e di tutta la zona. Soprattutto come si fa a non pensare che vi sia un collegamento fra il crollo delle antiche mura urbane, che da secoli sorreggevano la piazza, con la manipolazione, riteniamo errata e superficiale, di un terreno connotato da un forte presenza di corsi d’acqua sotterranei. Come si fa a credere che sia tutta colpa delle forti precipitazioni. Intendiamoci, si sa che certi progetti nascono anche prima dell’amministrazione Anselmi, però quello che (non) è stato fatto per riparare è ancora lì, sotto gli occhi di tutti. Ci sarebbe da dilungarsi, ma non si può dimenticare l’ultimo scempio ambientale, quello di via della Pace. Uno dei punti panoramici più e belli e più destinato di altri a promuovere Piombino – atteso che è su una via di grande scorrimento – deturpato dalla costruzione di un edificio in palese violazione del progetto approvato, con un innalzamento idoneo ad ostruire la vista a chi si sofferma sul posto. Conseguenza? Non la demolizione o l’adeguamento dell’edificio alle regole, ma semplicemente una multa.
-         Quali saranno i punti forti del vostro programma una volta in consiglio comunale?
Prima di tutto lavorare per difendere i posti di lavoro dei Piombinesi. La grave crisi dell’acciaieria porta con sé quella del terziario e del commercio, e non si risolve solo pensando al turismo, che di sicuro è da coltivare ed incentivare, ma non è da solo – e questo è un dato scientifico economico – capace di risollevare le sorti dell’economia locale. Atteso che non è ancora stato creato un tessuto imprenditoriale adeguato a sostenere il nostro comprensorio, è fuori discussione che sia ancora necessario difendere gli impianti siderurgici, e su questo ho già detto.
L’altro grande volano economico è senza dubbio lo sviluppo del porto e qui mi sento di aggiungere, alle tante cose che vengono dette in argomento, che si debba concentrare l’attenzione anche sul recupero di tutte quelle aree inutilizzate che vanno dalla Chiusa Grande e dalla spiaggia del Quagliodromo fino al Treno a Vergella e agli altri reparti di laminazione posti a ridosso della Dalmine. Senza quegli spazi è difficile immaginare il retro porto (dedicato alla cantieristica manutentiva e soprattutto allo stoccaggio di merci) di cui un porto con ambizioni di ampliamento non può fare a meno.
Gli altri punti cardine sono la tutela, e dove è possibile il recupero, dei servizi pubblici. Piombino è l’unica città di una certa importanza in mezzo ai 150 chilometri che dividono Livorno da Grosseto ed è inaccettabile il continuo impoverimento dei servizi che stiamo subendo, dalla soppressione della sezione distaccata del Tribunale, al declassamento degli uffici di Inps e Inail, alla paventata chiusura dell’Agenzia delle Entrate. Le ultime notizie parlano addirittura della chiusura anche dell’Autorità Portuale.
Un discorso a parte meriterebbe l’Ospedale, che subisce di giorno in giorno le conseguenze di tagli non solo incapaci produrre i risparmi di cui tanto parlano i partiti di governo, regionale e nazionale, ma anche incapaci di migliorare i servizi, che al contrario stanno sempre peggiorando nella qualità e creando problemi ai cittadini che necessitano assistenza.
Il polo della rottamazione rappresenta un’opportunità su cui lavorare, ovviamente ponendo in essere tutte le misure adeguate a tutelare la salute dei cittadini.
E’ chiaro che questa non è la sede per illustrare tutto il nostro programma, ma non posso mancare di ricordare che anche il centro storico necessita di una particolare attenzione, perché a Piombino non c’è una grande abitudine a tutelare le cose belle e i beni di maggior significato storico.
-         Per queste amministrative sono nate molte liste civiche di varia estrazione. Perché la vostra scelta contro-corrente di presentarvi con il simbolo del Partito? Non è stato possibile trovare piattaforme comuni con altre liste?

E’ molto bello quando i cittadini decidono di gestire direttamente la cosa pubblica e creano liste civiche; purtroppo però sempre più spesso queste diventano operazioni di restyling per vecchi volponi della politica che tentano in questo modo di riciclarsi in liste fintamente civiche con collocazioni indefinite. Noi non abbiamo bisogno di mimetizzarci, in questi venti anni abbiamo fatto un’opposizione forte e corretta, al meglio delle nostre possibilità, e per questo vogliamo ringraziare per il loro impegno tutti coloro che si sono succeduti sui banchi del Consiglio Comunale come portavoce del nostro partito. Per questa ragione abbiamo deciso di presentarci agli elettori per quello che siamo, con il nostro nome ed il nostro simbolo, che meglio di ogni altra cosa ci rappresenta; il nostro è il simbolo del lavoro e della solidarietà, perché nessuno può dirsi veramente libero se non è libero dal bisogno.
Per quanto riguarda la possibilità di formare coalizioni posso dire che abbiamo avuto contatti solo con Un’altra Piombino. Ma non abbiamo capito cosa avevano in animo, a fronte di programmi simili e di visioni politiche molto vicine – voglio ricordare che con molti di loro condividiamo l’appoggio alla lista Tsipras alla europee – non si è concretizzata una coalizione tra noi. Hanno detto che un accordo avrebbe “vanificato il percorso che avevano fatto”; non capiamo né il significato di ciò, né il vantaggio che questo porta alla sinistra.
-         Vuole aggiungere qualcosa?
Voglio ringraziare tutti coloro che stanno facendo insieme a me la campagna elettorale, perché so quanto tempo e lavoro richiede la politica, ma tutti stanno lavorando con entusiasmo e competenza e questo mi rassicura. Non pensavamo di raccogliere in città tutta l’attenzione che ci è stata rivolta, anche se siamo perfettamente consapevoli della qualità della nostra proposta e dalle persone che la rappresentano. Per questo voglio segnalare a chiunque voglia conoscerci meglio il nostro blog: http://prcpiombino.blogspot.it/, la pagina facebook prcpiombino, o meglio ancora il nostro circolo in via M. Polo, aperto praticamente tutti pomeriggi dalle ore 17.30, perché riteniamo che il contatto diretto fra le persone non possa essere sostituito dalla rete.

tratto dal settimanale on line: